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Omega Estetica

Norme e obblighi

Aprire un centro estetico: requisiti, permessi e costi

Aprire un centro estetico non è un permesso solo: è una qualifica personale, una segnalazione al Comune, un locale che deve reggere un sopralluogo e apparecchi con le carte in regola.

9 minuti di lettura Aggiornata al 23 settembre 2026

In breve

  • Senza la qualifica di estetista non si apre: o ce l’hai tu, o c’è un responsabile tecnico qualificato che lavora davvero nel centro.
  • L’attività non si «autorizza», si segnala: con la SCIA al SUAP parti subito, e i controlli arrivano dopo, sul locale e sugli apparecchi.
  • Il regolamento d’igiene del tuo Comune e della tua Regione decide metrature, lavabi e aerazione: va letto prima di firmare l’affitto, non dopo.

Aprire un centro estetico mette insieme tre cose che viaggiano a velocità diverse: una qualifica personale, che richiede anni; una pratica amministrativa, che richiede giorni; e un locale a norma con i suoi apparecchi, che richiede soldi. Chi firma il contratto d’affitto prima di aver verificato destinazione d’uso, scarichi e numero di cabine possibili scopre il problema quando il canone sta già correndo.

Qui sotto c’è l’impianto nazionale, che vale ovunque. I dettagli — superficie minima delle cabine, lavabo in cabina, servizi igienici, ricambio d’aria — li fissano i regolamenti regionali e comunali di igiene, e cambiano da un territorio all’altro: prima di ogni spesa vanno letti quelli del Comune in cui aprirai, e se hai dubbi conviene un passaggio preventivo con il SUAP o con l’ASL.

01La qualifica: il requisito che viene prima di tutto

L’attività di estetista è regolata dalla legge 1/1990. Non è un mestiere a libero accesso: per esercitarla serve la qualifica professionale, conseguita con un esame dopo uno dei percorsi che le Regioni organizzano. Puoi essere titolare dell’impresa anche senza qualifica, ma allora in ogni sede serve un responsabile tecnico qualificato, presente durante l’apertura. Il dettaglio dei percorsi è in qualifica di estetista e responsabile tecnico.

02La pratica: partita IVA, iscrizioni e SCIA

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    Apri la partita IVA con il codice ATECO giusto

    Nella vecchia classificazione ATECO 2007 il centro estetico era il 96.02.02 «Servizi degli istituti di bellezza», che trovi ancora in visure e contratti. Dal 1° aprile 2025 è in vigore ATECO 2025, che ha spostato l’estetica nel gruppo 96.22: il codice esatto a sei cifre per quello che fai (istituto di bellezza, manicure e pedicure, centro benessere) va verificato con il commercialista sulla tabella di raccordo ISTAT, non copiato da un modulo vecchio.

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    Iscriviti al Registro Imprese e, se ne hai i requisiti, all’Albo delle imprese artigiane

    Presso la Camera di Commercio, di solito con la comunicazione unica. L’estetica è un’attività tipicamente artigiana, e l’iscrizione all’Albo è il presupposto dell’inquadramento previdenziale nella gestione artigiani.

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    Presenta la SCIA al SUAP del Comune

    La segnalazione certificata di inizio attività dichiara il possesso dei requisiti professionali, allega la planimetria del locale con la disposizione delle cabine, l’elenco degli apparecchi quando richiesto e la nomina del responsabile tecnico. Con la ricevuta si può iniziare.

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    Iscriviti a INPS e INAIL

    Gestione artigiani per te e per gli eventuali collaboratori familiari; posizione INAIL per l’attività e per chi assumerai. La gestione artigiani ha un minimale annuo che si paga anche con incassi bassi: mettilo nel conto dal primo mese.

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    Metti in regola il locale

    Destinazione d’uso compatibile, impianti con dichiarazione di conformità, requisiti igienico-sanitari del regolamento locale. L’ASL può esprimere un parere o fare un sopralluogo, a seconda di come è organizzata la tua Regione.

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    Chiudi gli adempimenti operativi

    Certificazione dei corrispettivi (registratore telematico o documento commerciale online), valutazione dei rischi se hai dipendenti, informativa privacy e moduli per i dati di salute dell’anamnesi.

03Il locale: cabine, lavabi e aria

Il locale di un centro estetico non è un negozio con due lettini. I regolamenti d’igiene, regionali e comunali, fissano requisiti che cambiano da un posto all’altro: prendili come domande da fare, non come risposte già date.

  • Destinazione d’uso: deve essere compatibile con un’attività artigianale di servizi alla persona. Cambiarla è una pratica edilizia con i suoi tempi.
  • Cabine: spesso è richiesta una superficie minima per cabina e una separazione che garantisca riservatezza. Le pareti mobili e le tende non sempre bastano.
  • Lavabo: molti regolamenti chiedono un lavabo con acqua calda e fredda in cabina, o almeno nella zona di lavoro, con comando non manuale. Verifica il tuo prima di disegnare la pianta.
  • Aerazione: ricambio d’aria naturale o meccanico, soprattutto nelle cabine cieche e dove si usano solventi (unghie, colle per ciglia) o cera a caldo.
  • Servizi igienici: per le clienti e, sopra un certo numero di addetti, separati per il personale, con antibagno.
  • Spogliatoio e deposito: una zona per la biancheria pulita separata da quella sporca, e un posto per i prodotti e i rifiuti.
  • Impianto elettrico: gli apparecchi (laser, radiofrequenza, lampade) assorbono potenza. Serve un impianto dimensionato e la dichiarazione di conformità.
  • Accessibilità: eliminazione delle barriere architettoniche secondo la normativa applicabile al locale.

Da verificare prima di firmare l’affitto

  • Visura catastale e destinazione d’uso del locale.
  • Regolamento d’igiene del Comune e indicazioni regionali, letti sui punti cabine, lavabi, aerazione e servizi.
  • Quante cabine ci stanno davvero con le misure richieste, non con quelle del sogno.
  • Posizione di scarichi e prese d’acqua rispetto a dove vuoi i lavabi.
  • Potenza del contatore e stato dell’impianto elettrico.
  • Vincoli condominiali su insegne, orari e canne di esalazione.
  • Chi paga le opere di adeguamento: scritto nel contratto, non promesso a voce.

04Apparecchi, fisco e primi conti

Gli apparecchi elettromeccanici che l’estetista può usare sono quelli elencati dal D.M. 110/2011, come modificato dal D.M. 206/2015, con una scheda tecnico-informativa per ogni famiglia. Ogni apparecchio deve avere la dichiarazione di conformità del costruttore, il manuale e un piano di manutenzione: tienili in un fascicolo fin dal primo giorno, perché è la prima cosa che si chiede in un controllo. Il quadro completo è in apparecchi estetici e D.M. 206/2015.

TemaCosa sapere all’inizio
Regime forfettarioAccessibile sotto gli 85.000 euro di ricavi; per i servizi alla persona il coefficiente di redditività è del 67%: si tassa il 67% dell’incassato, non l’utile reale.
IVAI trattamenti estetici e i prodotti venduti sono al 22%, se non sei in forfettario.
CorrispettiviVanno certificati con il registratore telematico o con il documento commerciale online del portale dell’Agenzia delle Entrate. Dal 2026 il POS va abbinato sul portale.
Pacchetti prepagatiIl documento si emette all’incasso, anche delle rate: i soldi di gennaio sono lavoro da fare fino ad aprile.
ContributiGestione artigiani INPS con un minimale annuo dovuto a prescindere dal reddito, più la quota sul reddito eccedente.
Il dettaglio fiscale va sempre confermato con il commercialista: qui c’è l’ordine delle domande da fargli.

Quanto costa aprire, voce per voce, e quante sedute al mese servono per andare in pari lo trovi in costi di apertura di un centro estetico.

Con Omega

Il centro parte già ordinato

  • Registro degli apparecchi con matricola, dichiarazione di conformità e manutenzioni in scadenza, pronto da stampare per un controllo.
  • Cartella cliente con anamnesi a caselle e consensi separati firmati sul tablet dal primo giorno, senza fogli da ricostruire.
  • Agenda per operatrice, cabina e apparecchio, e link di prenotazione senza commissioni da mettere nella bio di Instagram.
  • Cassa con la strada che scegli: registratore telematico, documento commerciale sul portale o fattura. 49 € al mese per sede, primo mese gratis senza carta.

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Dubbi

Domande frequenti

Posso aprire un centro estetico senza essere estetista?
Sì come titolare dell’impresa, no come esercizio dell’attività senza qualificati: devi nominare un responsabile tecnico con la qualifica di estetista, che lavori effettivamente nella sede durante l’apertura. Una firma prestata non basta, e in un controllo è la prima cosa che si verifica.
Qual è il codice ATECO di un centro estetico?
Nella classificazione ATECO 2007 era il 96.02.02 «Servizi degli istituti di bellezza». Con ATECO 2025, in vigore dal 1° aprile 2025, l’estetica è confluita nel gruppo 96.22: il codice esatto a sei cifre dipende da cosa fai davvero e va verificato con il commercialista sulla tabella di raccordo ISTAT.
Serve un’autorizzazione dell’ASL per aprire?
L’avvio passa dalla SCIA al SUAP, non da un’autorizzazione preventiva. L’ASL interviene con il parere o il sopralluogo sui requisiti igienico-sanitari, secondo come è organizzata la tua Regione. Per sauna, bagno turco o piscine possono servire atti in più: chiedilo al SUAP prima di iniziare i lavori.
Serve un lavabo in ogni cabina?
Dipende dal regolamento d’igiene del tuo Comune o dalle indicazioni della Regione: molti lo chiedono, spesso con comando non manuale, altri si accontentano di un lavabo nella zona di lavoro. È una delle prime cose da verificare, perché spostare scarichi dopo aver fatto i pavimenti costa caro.
Conviene il regime forfettario per un centro estetico?
È accessibile sotto gli 85.000 euro di ricavi, con coefficiente del 67%. Conviene quando i costi sono contenuti; con affitto alto, personale e apparecchi costosi il regime ordinario può risultare più leggero. Fai fare al commercialista il confronto sui numeri del tuo primo anno.

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